07/02/2007 17:02


La politica si confronta con la memoria dell’Esodo e delle Foibe

Violante per il Governo: attivare subito il «tavolo di concertazione»


 
La politica italiana, di maggioranza e di opposizione, si confronta con l’eredità della storia e con i nodi insoluti che ancora si riverberano dopo 60 anni sulle comunità degli esuli italiani dall’Istria, da Fiume e dalla Dalmazia. L’imminente Giorno del Ricordo – istituito con la Legge 30 marzo 2004, n. 92  – offre all’Associazione Venezia Giulia e Dalmazia, che l’ha fortemente voluto,  l’occasione di interrogare le forze politiche e governative sui contenuti di quella legge bipartisan e di fare il punto sulle richieste non ancora accolte in materia di indennizzi, di anagrafe, di riscatto agevolato. La conferenza stampa convocata a Roma dall’Anvgd il 6 febbraio, nella sede della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, ha permesso di riunire intorno al medesimo tavolo esponenti al più alto livello della politica: vi hanno preso parte infatti l’on. Gianfranco Fini (presidente di An, già vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri), l’on. Carlo Giovanardi (presidente della Giunta per le Autorizzazioni della Camera dei Deputati), l’on Flavio Pertoldi in rappresentanza del vicepresidente del Consiglio e ministro per i Beni Culturali Francesco Rutelli, e l’on Luciano Violante (presidente della Commissione Affari Costituzionali della Camera).
Il senso di questa iniziativa, e più in generale dello stesso Giorno del Ricordo, è stato illustrato da Lucio Toth, presidente dell’Anvgd, che ha voluto sottolineare il valore della memoria condivisa e della rivendicazione dell’identità nazionale: che non comportano, ha rimarcato, revisionismi ideologici improponibili, ma il diritto alla verità. In questo diritto alla verità rientra, tra l’altro, la consapevolezza che gli eccidi delle Foibe – perpetrati in un territorio che era ancora italiano – ebbero lo scopo sistematico di intimidire e indurre la popolazione italiana autoctona all’esodo, che si verificò tra il 1945 e il 1954 e talvolta oltre.
Un princìpio, quello della verità storica, raccolto e fatto proprio da Fini, che nel suo intervento ha sottolineato il senso profondo della legge sul Giorno del Ricordo, di colmare una lacuna, un vuoto nella coscienza pubblica nazionale, condotta nei decenni ad ignorare quanto era accaduto al volgere della Seconda guerra mondiale ai confini orientali. Le future generazioni, ha proseguito il presidente di An, devono ricevere in eredità la conoscenza della storia; e d’altro canto il Parlamento ha votato pressoché unanimemente quella legge per «sventare il pericolo, il rischio» di vedere perduta quella memoria di sofferenze e di sacrificio che gli esuli italiani hanno conservato in sé, per sventare insomma quella «congiura del silenzio» che rischiava concretamente di cancellare il ricordo di quanto patito dai profughi istriani, fiumani e dalmati costretti ad abbandonare terre e case dal disegno nazionalista e totalitario della Jugoslavia di Tito.
I contenuti del Giorno del Ricordo, ha proseguito Fini, devono al contempo suggerire ai Paesi che si avvicinano all’Unione Europea (il riferimento è alla Croazia, e più in generale agli Stati del sud est europeo) i princìpi della convivenza e dell’uguaglianza tra nazioni: perché vanno abbattute le barriere edificate su malintesi nazionalismi e va acquisita la cognizione del reciproco rispetto come regola fondamentale della democrazia.
La memoria condivisa, ha esordito Carlo Giovanardi, è possibile soltanto se vi è effettiva conoscenza, sulla quale è possibile pensare di costruire il futuro: perché è nel futuro che si devono proiettare le vicende del passato affinché non diventino «archeologia». Giovanardi ha fatto quindi riferimento alla Medaglia d’Oro a Zara, che nel 2001 suscitò molte polemiche in Croazia, ed ha proposto che venga assegnata, come sarebbe doveroso, alla popolazione zaratina profuga, che pur esule in Italia e nel mondo costituisce ancora oggi la Zara storica, la città originaria quale fu sino al momento dei terribili bombardamenti (ne subì 54 che la distrussero per grande parte) e della fuga dei suoi abitanti.
Alle parole di Fini e di Toth si è richiamato Flavio Pertoldi, componente della Commissione Finanze della Camera, il quale condivide l’auspicio di rendere «trasversale» il Giorno del Ricordo: un intento, ha voluto rimarcare, confermato dall’impegno dell’attuale Esecutivo sulla Finanziaria, perché la memoria passa anche attraverso atti concreti che trovino soluzione ai problemi ancora aperti, alle tante attese.
Violante ha voluto ricordare i travagli degli esuli e il loro stato d’animo quando furono accolti in Italia, non sempre bene accolti da quei settori della sinistra che maggiore responsabilità, ha riconosciuto esplicitamente, hanno avuto nell’emarginazione e nella sofferenza dei giuliani e dei dalmati: rifugiandosi in patria, ha detto l’esponente politico, non trovarono sempre una patria, ed ebbero i loro diritti ridotti. Il Giorno del Ricordo, ha proseguito, deve servire a superare la «separatezza» della storia dei confini orientali da quella dell’Italia: perché la vicenda dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia è storia d’Italia a pieno titolo, benché sia stato interesse di molti  negli anni ridurla all’oblio. Violante si pronuncia in questa sede favorevolmente rispetto al «tavolo di concertazione» da lungo tempo chiesto al governo dalla Federazione delle Associazioni per affrontare le più importanti questioni ancora irrisolte: dagli indennizzi per i «beni abbandonati» alle restituzioni, dall’anagrafe al riscatto degli alloggi costruiti espressamente per i profughi giuliano-dalmati, alle provvidenze di carattere sociale. Per risanare, ha concluso, quanto è possibile.
Su questi punti hanno posto l’accento il segretario nazionale dell’Anvgd, Oliviero Zoia, e il vicepresidente nazionale Fulvio Aquilante, intervenuti a conclusione dell’incontro con la stampa. A Toth il compito di chiudere, rammentando agli esponenti politici presenti la funzione centrale della Federazione delle Associazioni nella discussione, così come in relazione alla «riconciliazione» tra Italia, Slovenia e Croazia, che dev’essere costruita con attenzione e con sincerità d’intenti.

Articolo tratto da www.anvgd.it