21/02/2007 16:02


(nella foto Eugenio Maisani esule da Montona , Presidente del Circolo Culturale dei Giuliano-Dalmati della Comunità di Torino )


 

Io c'ero. Questo è il primo pensiero che mi è venuto in mente nel vedere i 15 presenti nella Sala Verde di Palazzo Chigi a Roma , invitati in rappresentanza delle sei Associazioni degli Esuli convocate dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri per l'apertura del tavolo che tratterà i sette punti a suo tempo presentati dalla Federazione delle Associazioni degli Esuli.
Quanti di queste persone hanno inciso o incideranno in questo tavolo? Forse per alcuni quello che conta è solo poter dire “io c'ero”.

L'apertura del tavolo è frutto di un incessante lavoro di convincimento , di pressione e di fermezza da parte del Presidente e dei VicePresidenti ANVGD attenti ad attivare le varie componenti politiche che formano l'attuale maggioranza di governo e anche all'interessamento di alcuni autorevoli parlamentari dell'opposizione che durante i cinque anni del governo Berlusconi non hanno avuto la forza politica per imporre l'apertura del tavolo, pur condividendone l'idea e gli obiettivi.

Il Presidente della Federazione delle Associazioni degli Esuli avrebbe dovuto convocare il Consiglio Federale e successivamente l'Esecutivo , aprire la discussione su strategie e un percorso comune , un documento unitario per dare al Governo una sensazione di tale compattezza da invogliarlo subito ad incontri preparatori sui 7 punti presentati. Invece , Manuale Cencelli alla mano ( quel manuale che usano i governi per distribuire gli incarichi ministeriali ) , si è limitato a indicare alla Presidenza del Consiglio dei Ministri due nomi per ogni Associazione. E' mancata completamente la relazione del Presidente , sulla cui traccia avremmo dovuto svolgere i nostri interventi , invece ogni componente delle Associazioni presenti ha illustrato le proprie richieste , consegnato un documento scritto che le conteneva ed evidenziato la propria Associazione presente a quel tavolo.

La voglia di parlare (anche di cose inutili in quel tavolo) ha fatto trascorrere il tempo concessoci e dato l'occasione al Ministro Letta di chiudere il tavolo presentandoci frettolosamente alcuni dei partecipanti che non hanno ne relazionato ne risposto sui punti presentati , salvo generiche frasi tipo “illustrateci le vostre posizioni”,“documentateci”,“ci rivedremo in primavera”.

La mia domanda è , con questi presupposti e su questo tavolo , con questi partecipanti , chi lavorerà ? e su quali punti ? e come ci si coordinerà se ognuno incontrerà i vari ministeri per conto proprio ?

E' evidente che se la Federazione non si riunisce mai , non ci saranno mai soluzioni condivise.
Il tavolo è stato aperto ed i suoi protagonisti sono stati individuati , forse sarebbe stato più serio ed onesto partecipare come singole Associazioni piuttosto che sotto una guida virtuale di una Federazione completamente avulsa ed inesistente.

I punti presentati sono tutti importanti sia sotto il profilo morale che materiale e vanno tutti trattati contemporaneamente , malgrado ciò molti di essi ( vedi cimiteri – case popolari – qualifiche di profugo per i figli ) sono stati ignorati da alcune Associazioni , ignorati peraltro in modo poco lungimirante dimenticando che in quella sede la loro presenza rappresenta le necessità di tutti gli Esuli.

Certamente le restituzioni e gli indennizzi sono la questione centrale del tavolo , nonostante questo nessun relatore li ha legati l'uno all'altro pensando che in questo modo si poteva dare maggior forza alle nostre richieste , ma questo aspetto invece lo ha raccolto il Ministro Letta.

La richiesta di portare il problema delle restituzioni (e non dei confini) in Europa è stata fatta dal Presidente di una sola Associazione a titolo della medesima , ma deve essere un problema condiviso anche dall' ANVGD purché venga trattato e discusso in comune su quel tavolo.

La stessa ANVGD si è presentata senza aver prima convocato il Consiglio Nazionale per discutere temi e presenze. La nostra struttura , ramificata a livello nazionale , ha al suo interno molti dirigenti che per capacità e professionalità possono stare seduti a qualsiasi tavolo , compreso quello alla Presidenza del Consiglio. In questo caso , di fronte a scelte così delicate , nessun dirigente ci risulta essere stato consultato. Allo stesso modo il Presidente nazionale non ha nemmeno consultato i vicepresidenti , che , in mancanza dell'esecutivo , sarebbero gli unici suoi consiglieri.

Al tavolo delle trattative era perciò inaccettabile presentarsi , come le Associazioni a estrazione locale , in due ,un concetto condiviso anche dalla Presidenza del Consiglio che , appurata la presenza associativa ANVGD sul territorio , presso le istituzioni regionali provinciali e comunali , presso le Prefetture , constatato che oltre cento cerimonie per il Giorno del Ricordo sono state organizzate sotto l'egida dell'ANVGD , ha reputato di integrare la presenza al tavolo con i due Vice Presidenti mancanti.

Pertanto , è mia convinzione che il riconoscimento tributato “de facto” dal Governo alla nostra Associazione avrebbe dovuto soddisfare e inorgoglire sia il Presidente della Federazione che il Presidente ANVGD Nazionale.
Errare è umano ma perseverare è diabolico.

Il prossimo appuntamento è per il Consiglio Nazionale.
Ne riparleremo in quella sede , che è la più opportuna ed è quella naturale.


Fulvio Aquilante
VicePresidente Nazionale A.N.V.G.D.
Presidente Comitato A.N.V.G.D. Torino