02/06/2007 19:06



Riportiamo le dichiarazioni del Libero Comune di Pola in Esilio , dell'Unione degli Istriani , dell' ANVGD e della Federazione riguardo alla crisi apertasi nella Federazione delle Associazioni degli Esuli



Come preannunciato nell’Arena di marzo, il “Libero Comune di Pola in Esilio” è uscito dalla Federazione. La decisione, assunta dal Consiglio Comunale in data 17 marzo u.s. a Milano, è stata ratificata a maggioranza dall’Assemblea Generale dell’Associazione, tenutasi a La Spezia in data 19 maggio 2007, in occasione del 51° Raduno Nazionale degli Esuli da Pola.

Sarebbe ripetitivo citare nuovamente le ragioni specifiche che hanno portato a questa decisione, già esplicitate in precedenza su questo giornale; opportuno, invece, ribadirne almeno quelle a carattere generale. Così come detto, a sostegno della ratifica della decisione, dal nostro a tutti noto socio e collaboratore, Danilo Colombo, da innumerevoli anni attento alle nostre vicende: “ quando un’organizzazione, una federazione nata per svolgere un’azione comune su problemi comuni s’ammala cronicamente di verticismo e poltronismo, cala decisioni dall’alto senza una consultazione preventiva o difformemente da quanto prima collettivamente concordato, alza un muro davanti ad ogni serio tentativo di migliorarne la rappresentanza e la funzionalità, taccia chi critica il suo modo di operare di ribellismo, sconsideratezza, guastafestaggine … è tempo di dirle ciao…Quando l’agire con diplomazia è inteso come l’arte di non prendere mai di petto i problemi glissando sulle difficoltà;  di vasellinare ogni screzio in nome, a parole, dell’unità; di adeguarsi agli umori di chi dirige il vapore; di dimenticarsi del proprio senso di responsabilità in nome del quieto vivere …  è ora di tirarsene fuori”.

In effetti, e sarebbe scorretto il sottacerlo, c’è stato anche chi, come il consigliere Lino Vivoda, si è espresso in senso contrario, ossia per l’inopportunità della decisione, giustificandola però con il solo timore che, uscendo dalla Federazione, avremmo dato estro alle altre note associazioni degli esuli di riversare solo su di noi - e sull’Unione degli Istriani, anch’essa contestualmente uscita dalla stessa - l’accusa di averla distrutta e, fatto ancor più criminalizzante, di aver compromesso il buon esito delle consultazioni in atto con l’attuale Governo. Meglio, a suo dire, stare “alla finestra” ed attendere che si liquefacesse da sola. Timore non peregrino il suo, come attestato dalla lettura degli editoriali dei signori Toth e Brazzoduro sui rispettivi giornali Difesa Adriatica (maggio) e Voce di Fiume (aprile), ma non convincente per ribaltare la decisione assunta in sede di Consiglio Comunale.  Non sono stati forse proprio il passivo attendismo e la paura o il timore riverenziale, nei confronti di persone ed eventuali conseguenze, a determinare la situazione di stallo in cui siamo venuti a trovarci e la generale e profonda insoddisfazione che pervade la base degli esuli? C’è davvero chi crede che, uniti o disuniti, noi esuli si abbia ancora un potere contrattuale in termini elettorali? Illusione! Le forze politiche, ammesso che lo si abbia mai avuto, ci hanno già detto in faccia brutalmente e con arroganza che non l’abbiamo. La nostra futura possibilità di successo dipenderà esclusivamente dalla chiarezza e fermezza delle nostre richieste e, soprattutto, dalla determinazione a denunciare, a livello nazionale ed internazionale, il prevedibile omertoso atteggiamento del Governo nei confronti dei nostri problemi.

Nessuna sorpresa, dunque, per le scontate accuse che vengono rivolte alle due Associazioni “istriane” (la terza, le Comunità Istriane, ha preferito al momento assumere una posizione agnostica. Peccato!); trattasi, però, di accuse di parte interessata, volte più che altro a giustificare il proprio operato ed a mettere le mani avanti in previsione di un andamento insoddisfacente delle trattative in corso, di cui si dichiarano artefici unici. Gli interrogativi e le relative risposte del Presidente Toth e l’epiteto di “falsi profeti” attribuitici dal Presidente Brazzoduro possono, forse, eccitare e convincere coloro che hanno informazioni solo parziali e pilotate del reale andamento delle nostre cose, ma di certo non preoccupare o spaventare, tante sono le fantasie, le inesattezze e le omissioni, coloro che, come il sottoscritto ed il Presidente Lacota, hanno una conoscenza diretta e sufficientemente approfondita degli sviluppi degli ultimi anni, e non solo. Ciò che sorprende, invece, in questi signori è l’assoluta mancanza di autocritica. Eppure, la fine della Federazione,  implicitamente sancita anche da un alto esponente di Governo, l’On. Letta, che ne ha dichiarata la non esclusiva rappresentatività degli esuli al tavolo di concertazione, è stata pubblicamente denunciata nella cosiddetta “Dichiarazione di Milano” (vedasi occhiello a pag. 2) i cui firmatari sono quasi esclusivamente soci, alquanto noti e ben al di dentro delle sue vicende, della Anvgd di cui i suddetti condividono, come nella Federazione, posizione di vertice. A questo proposito, peraltro, corre obbligo precisare che i progetti enunciati nel documento, sostanzialmente condivisibili ancorché discutibili per taluni coinvolgimenti individuali e modalità d’attuazione, e la decisione dei firmatari di “uscire allo scoperto”, contrariamente a quanto enunciato, sono stati del tutto ininfluenti circa la fuoriuscita delle due Associazioni istriane dalla Federazione. Questa, infatti, era stata proposta dai rispettivi Presidenti di gran lunga prima ai propri associati e, solo per ragioni procedurali, votata successivamente.  Viene, inoltre, da chiedere all’amico Vivoda - che di recente ha dichiarato sul suo giornale “Istria-Europa” di sentirsi sollevato, per la sua presente condizione di ex Consigliere effettivo prima ed onorario poi della Anvgd, dagli usuali “giochino di corridoio” - quale altra liquefazione si vuole ancora attendere per cercare d’imboccare una nuova strada?

Credo che il “nuovo”, o quanto meno il “vecchio rivisto e migliorato” sia nelle aspettative dei più e, di certo, lo è nelle nostre. Da tempo si parla di rifondazione della Federazione e questa può indubbiamente essere una via. Difficile prevedere qualcosa di totalmente nuovo, come la creazione, auspicabile, di un’unica grande associazione. Ci sono, però, poche ma precise condizioni da rispettare: che, come per il passato, sia rispettata la pari dignità e rappresentatività delle associazioni fondanti, per così dire “politiche” (ovvero che determinano le linee d’azione del nostro associazionismo); che non si faccia confusione di ruoli tra associazioni “politiche” e prettamente culturali; che, come nella logica dell’associazionismo apartitico, non ci siano ai vertici associativi esponenti che siano stati, siano od aspirino ad essere esponenti attivi di partiti politici; che sia fatto spazio ai giovani, facendoli crescere e maturare nell’ambito delle associazioni tradizionali, per garantirne la continuità e porre fine all’immobilismo dei vertici; che nessuno si arroghi il diritto di agire al di sopra e al di fuori della collettività; che il nuovo organismo si doti di una reale ed efficiente struttura operativa a cui fare riferimento; che, da ultimo ma non meno fondamentale, la via europea indicata dall’Unione degli Istriani, con i miglioramenti e gli apporti del caso, venga da tutti condivisa come unica valida alternativa o anche solo integrazione a quella nazionale e valida forma di pressione nei confronti del nostro Stato e dei suoi Governi.

Il Libero Comune di Pola in Esilio si dichiara a tal fine, come già in passato, a ciò disponibile e auspica, come inizio, una sempre più forte identificazione, quantomeno delle Associazioni istriane, in un’unica espressione rappresentativa degli interessi comuni. 

Silvio Mazzaroli


COMUNICATO STAMPA

Lacota: “E’ un organismo che non riuniva i propri organi da un anno e mezzo: ora
serve una rifondazione unitaria, con associazioni unite anche al loro interno”


Alla fine, quello che da alcuni anni aleggiava nel cielo nebuloso del mondo degli esuli è
accaduto. La Federazione delle Associazioni degli Esuli, nata all’inizio degli anni ’90 ha concluso la sua esistenza lo scorso sabato 19 maggio, quando l'Assemblea Generale del Libero Comune di Pola in Esilio ha confermato la delibera del Consiglio Comunale del 18 marzo che stabiliva l'uscita dalla Federazione degli Esuli dell'associazione, a causa della paralisi amministrativa che la attanagliava dopo il rinnovo degli Organi sociali dello scorso marzo 2006.
L'Unione degli Istriani, per prima, aveva deciso all'unanimità nell'Assemblea del 23 febbraio scorso di staccarsi dalla Federazione stessa.

Non si poteva prorogare ulteriormente, e con ciò accettandola di fatto, una situazione del
genere: negli ultimi quindici mesi gli organi esecutivi e federali non sono mai stati convocati, e tutte le decisioni prese sono state assunte dal presidente Codarin che, senza consultare alcuno, ha così ritenuto di poter gestire l’Organizzazione in chiave assolutamente personalistica, provvedendo anche indebitamente ad utilizzare a suo piacimento le risorse finanziarie erogate dallo Stato e dalla Regione Friuli Venezia Giulia per l’attività della Federazione
” spiega il presidente dell’Unione degli Istriani Massimiliano Lacota.

Non era possibile continuare in questo modo, dando man forte ad una gestione che mai prima d’ora aveva superato determinati limiti e nella quale parte dei vertici dell’ANVGD – colpita da una grave crisi interna che ha portato all’allontanamento di validi esponenti come l’avv. Sardos Albertini e Fulvio Aquilante, voleva primeggiare sugli altri, pretendendo di condurre una propria politica egemone. Ora serve una seria riflessione da parte di tutti, e poi rifondare un nuovo ed unitario organismo, basato sulla collegialità e soprattutto sulla legalità delle decisioni statutarie, in modo da ridare credibilità al mondo degli esuli” precisa ancora Lacota.

Ma, come preannunciano Unione degli Istriani e Libero Comune di Pola in Esilio, i tempi per una riflessione non saranno eterni.
Entro poche settimane, se non si ricompone il tutto, le due Associazioni ed altre componenti degli esuli sul territorio nazionale daranno impulso al nuovo ed unitario organismo, il Co.Es.I del quale il Governo italiano, in virtù del peso e della rappresentanza di ciascuno, dovrà tenere conto.

UNIONE DEGLI ISTRIANI




In una lettera al Presidente della Federazione delle Associazioni degli Esuli, Renzo Codarin, il Sindaco del Libero Comune di Pola in Esilio, Gen. Silvio Mazzaroli, ha comunicato ufficialmente il 24 maggio scorso che il suo sodalizio è uscito dalla Federazione stessa. In Sede di Consiglio federale riunito a Mestre il 26 maggio, anche l'Unione degli Istriani ha formalizzato la sua uscita.
La componente polesana e istriana all'interno della Federazione è garantita dai numerosi Esuli da Pola e dall'Istria rappresentati dall'ANVGD, che prosegue nel suo impegno insieme con il Libero Comune di Fiume e il Libero Comune di Zara in Esilio.
La defezione del Libero Comune di Pola  e dell'Unione degli Istriani giunge agli inizi del percorso intrapreso dalla Federazione con il «Tavolo di coordinamento» con il Governo sui temi più importanti per gli Esuli e riassunti nel documento unitario dei «Nove punti». Questo, al riguardo, la dichiarazione del presidente nazionale ANVGD, Lucio Toth.

Non si fermerà il cammino della Federazione verso un futuro costruttivo. Le associazioni che hanno annunciato l'uscita dalla Federazione degli Esuli Istriani Fiumani e Dalmati si assumono una gravissima responsabilità storica e morale verso il mondo degli esuli, i loro diritti e le loro concrete aspettative a breve e lungo termine.
Il loro gesto rischia soltanto di intaccare il potere contrattuale delle associazioni nei confronti del Governo e dello Stato italiano, che è il principale interlocutore delle nostre istanze e con il quale sono in corso in questi giorni serrati incontri tesi a risolvere i problemi delle restituzioni e degli indennizzi dei beni perduti, nonché la soluzione delle vertenze pendenti in materia di case popolari e di contributi previdenziali.
Si è arrivati a rimproverare alla Federazione di avere ottenuto dal Parlamento il Giorno del Ricordo delle Vittime delle Foibe e dell'Esodo giuliano-dalmata del 1947, oltre al finanziamenti per la tutela del patrimonio storico e culturale italiano dell'Istria, del Quarnaro e della Dalmazia, di cui nessuno parlava più.
Dei risultati ottenuti invece siamo fieri perché sono l'unica porta aperta verso il futuro: quella che ha fatto conoscere all'Italia e all'Europa non solo la tragica vicenda del nostro Esodo, ma la grande tradizione culturale delle nostre terre. Che tali rimangono anche se fanno parte di altri Stati, che sono o saranno parte dell'Europa Unita.
In chi accusa la Federazione non c'è ombra di programma alternativo, se non un ritorno a un protestarismo di 60 anni fa, vittimistico e improduttivo.
C'è un 'ideologia del passato, perdente in partenza e perciò distruttiva, perché pretende di riportare indietro l'orologio dell'Italia e dell'Europa.
La novità e il progresso stanno nella Federazione, che non si fermerà nella sua azione, che discende da una visione storica e culturale di largo respiro: l’unica che tutti, e i giovani innanzi tutto, possono capire e condividere.


Lucio Toth
, Presidente ANVGD



Il Consiglio Federale delle Associazioni degli Esuli Istriani, Fiumani e Dalmati, nella sua riunione del 26 maggio scorso, ha accolto all’unanimità la richiesta delle Comunità istriane di rientrare nella Federazione degli Esuli, dalla quale erano uscite oltre dieci anni fa, ed ha preso atto delle dimissioni dell’Unione degli Istriani di Trieste e del Libero Comune di Pola in Esilio.
Un passo reso necessario per l’immobilità alla quale Unione e Libero Comune avevano costretto la Federazione con una contrapposizione costante e pesante su qualsivoglia iniziativa. Nonostante ciò la Federazione, continua ad operare: al di là degli attacchi e delle continue pressioni, è riuscita a raggiungere risultati della massima importanza, partendo dall’operato dei suoi rappresentanti nel Tavolo di concertazione con il Governo. Ha dato loro mandato, infatti, di sostenere con forza le istanze per la restituzione dei beni immobili ancora disponibili che erano stati espropriati da Tito e l’equo e definitivo indennizzo di quelli non restituibili.
Progressi nelle trattative sono stati fatti nel settore delle case popolari destinate agli esuli e nella corretta indicazione anagrafica delle città dei nati nei territori ceduti quando queste facevano parte del territorio nazionale italiano. Si è proceduto poi ad avviare iniziative per quanto concerne il censimento e salvaguardia dei cimiteri e l’estensione della qualifica di profugo ai figli degli esuli.
Tutto ciò, secondo la Federazione è riconducibile al successo del  “Giorno del Ricordo”, che ha legittimato e rafforzato le nostre richieste, che ha dato maggiore spinta alla diffusione della nostra storia, nei libri scolastici ed universitari e nelle pubblicazioni degli scrittori di storia che debbono però essere consolidati ed ulteriormente diffusi e che hanno trovato un importante momento di attenzione politica e mediatica nella ferma presa di posizione del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in difesa della verità storica.
Di fronte a queste considerazioni, la volontà di divisione e contrapposizione ad ogni costo, non può essere che involutiva, indebolendo le nostre sacrosante ragioni, e portare l’associazionismo a segnare il passo, cosa che non può essere assolutamente accettata, almeno non da chi ha di questa dimensione un’idea moderna, compiuta, europea.
Se le spaccature diventano inevitabili, allora è giusto procedere per delineare nuovi scenari. Per quanto concerne la Federazione – vale a dire ANVGD, Libero Comune di Fiume in Esilio e Dalmati nel Mondo, che attualmente la compongono – c’è unità d’intenti nel proseguire la strada dettata proprio dallo spirito che ha portato al Giorno del Ricordo, vale a dire: coinvolgimento dell’Italia civile nella riflessione sulle pagine di storia che ci caratterizzano, chiarezza ed incisività sui diritti degli Esuli e soluzione veloce delle questioni che li riguardano, collaborazione con il Governo ed istituzioni, ricchezza delle iniziative a favore della memoria di un popolo e sulle possibilità di ampliamento del suo impegno nel presente e nel futuro.
Il Giorno del Ricordo, - anche con il coinvolgimento diretto dei Presidenti della Repubblica nelle rispettive legislature e di tante istituzioni regionali e locali che così rafforzano le nostre ragioni, danno consistenza ai nostri diritti -, è riuscito a creare un clima positivo nel Paese nei confronti delle nostre tematiche. Ora sta a noi dare una giusta dimensione alla realtà, ribadire chi siamo, quali sono le idealità che ci hanno sempre mosso – dalla prima, fondamentale, scelta d’italianità, al rispetto delle istituzioni, alla capacità delle nostre genti di guadagnarsi stima e considerazione sul campo, alla laboriosità.
A tutto ciò qualcuno vuole aggiungere, a forza, anche una componente di litigiosità che ci appartiene in quanto individui liberi e fantasiosi ma non certo portata alle estreme conseguenze: ad un certo punto, devono prevalere il buon senso ed il raziocinio. Scendono in campo cattiverie gratuite e personalismi che non ci appartengono, non qualificano il nostro impegno, non contribuiscono a costruire – se non per l’immagine di singoli individui – un futuro per il nostro popolo.
D’altro canto la divisione è segno dell’impossibilità di accordo sulle mete da raggiungere che, per qualche associazione sono chiaramente gestione del potere e del denaro pubblico (altrimenti non si spiega il continuo richiamo al numero degli associati come se fosse una conditio sine qua non per legittimare un gruppo rispetto ad un altro, dimenticando che noi non abbiamo mai fatto un censimento degli esuli che sarebbe controproducente), per noi, da sempre significano salvaguardia della memoria e dei diritti di un popolo, della sua dignità e capacità di costruire un nuovo panorama di interessi e possibilità.
Confidiamo per tanto nel buon senso della nostra gente e nella capacità di distinguere le due facce della medaglia, selezionando i messaggi positivi, e diffidando dalle cattive intenzioni di chi vuole alimentare sterili polemiche e dannose divisioni.

La Federazione delle Associazioni degli Esuli