11/12/2007 22:12

Con riferimento alla situazione in cui si trova attualmente la Federazione degli Esuli Giuliano-Dalmati e anche la Associazione Nazionale Giulia e Dalmazia (ANVGD)
desideriamo effettuare alcune osservazioni.
1) Per quanto concerne la Federazione, dobbiamo prendere atto che la stessa oramai ha esaurito ogni suo impulso, avendo anche perso due tra le più importanti Associazioni.
Indichiamo, come soluzione del problema, le dimissioni dell’attuale Presidente, Renzo Codarin, in modo da procedere, in tempi quanto più rapidi possibili, a quella rifondazione che lo stesso Presidente Lucio Toth aveva auspicato in una lettera indirizzata al Presidente dell’Associazione delle Comunità Istriane, Lorenzo Rovis.
La mancanza di rappresentatività e, sotto un certo profilo, la inefficienza sostanziale della Federazione è apparsa evidente sin dal primo incontro che si è tenuto a Roma al tavolo istituzionale aperto dal Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, On. Enrico Letta.
In tale occasione avrebbe dovuto presenziare, come unico interlocutore, solamente il Presidente della Federazione, con i propri esperti, facendo sintesi di quelle che erano le istanze che la Federazione aveva in precedenza ed unitariamente approvato ma, soprattutto, valutando quali erano le iniziative che dovevano avere priorità e, per ogni singolo tema, predisponendo una relazione sintetica delle richieste da avanzare al Governo.
L’enunciazione dei “nove punti” doveva e deve, infatti, considerarsi generica di quelli che sono i nostri intendimenti e andava implementata con argomentazioni di carattere tecnico, e talora giuridico, per giustificare le richieste e, soprattutto, per avviare una trattativa concreta e costruttiva con i tecnici ministeriali.
L’essersi, invece, presentati in “ordine sparso”, e cioè con tutte le Associazioni presenti, è stata la riprova che ogni Associazione andava e parlava per se stessa e che il Presidente della Federazione era, in tale occasione, rappresentante solo di se stesso.
Ed i politici queste cose le comprendono immediatamente!
La riprova è stata che, sino ad oggi, il cosiddetto “Tavolo Istituzionale” non ha prodotto nulla di concreto e di effettivo per quanto concerne quelli che dovevano essere i principali argomenti da dibattere, e cioè i beni nazionalizzati ed espropriati dal regime comunista jugoslavo, la quantificazione di un indennizzo equo e definitivo e l’emanazione di una normativa organica in tema di case ed immobili per i profughi.
L’unico risultato è stata l’elaborazione di una circolare esplicativa per quanto riguarda le problematiche relative ai documenti degli esuli.
Un po’ poco per una Federazione che aveva individuato nove punti programmatici di ben diverso spessore.
E la riprova che le nostre Associazioni e, di conseguenza, la Federazione, agli occhi dei politici, non contano assolutamente nulla l’abbiamo avuta in questi giorni con gli episodi relativi all’art. 61 della Finanziaria, riguardante la perequazione delle pensioni, alla ritardata emissione del francobollo celebrativo di Fiume e all’iniziale divieto di inaugurare il monumento agli infoibati nel Comune di Roma.
2) Ma non solo la Federazione, che ha perso pezzi importanti delle Associazioni fondatrici, è in difficoltà, se non in stato di decozione, ma la stessa nostra Associazione soffre di una grave crisi, che si è venuta a determinare sin dal Congresso celebrato nel novembre del 2006.
Guido Brazzoduro, attuale Vice Presidente della nostra Associazione, nonché Sindaco del Libero Comune di Fiume in esilio, sulle pagine di “Difesa Adriatica” ha individuato nei firmatari della cosiddetta “Dichiarazione di Milano” (che peraltro era un documento del tutto innocuo, in quanto si limitava a prendere atto di una situazione che era nota a tutti, e cioè la inesistenza della Federazione ed auspicava la nascita di un nuovo organismo) i responsabili della “secessione” che vi sarebbe all’interno della ANVGD e i responsabili della crisi a livello associativo e federativo. Ebbene, crediamo che di questi problemi si debba parlarne in maniera più seria e più approfondita, anche per sentire l’opinione di altri e, soprattutto, per cercare una soluzione condivisa. Guido Brazzoduro forse dimentica, così come correttamente il Comitato di Torino ha affermato in un comunicato (che viene condiviso pienamente) che la causa prima della “frattura” che si è venuta a creare in seno alla nostra Associazione è stata da Lui provocata, assieme al Presidente Renzo Codarin, in occasione delle ultime operazioni congressuali.
Tutti ricordano benissimo che la sera precedente la votazione, Renzo Codarin si era reso, di fatto, garante, avendola predisposto personalmente, di una lista unitaria, rappresentativa di tutte le realtà presenti sul territorio ed approvata da tutti i principali referenti.
Ebbene, il giorno dopo, nella sala delle votazioni, i due Presidenti della Federazione (quello attuale e quello precedente) distribuivano quelli che sono oramai stati definiti come i “pizzini”, con l’indicazione dei Consiglieri che dovevano essere cancellati e di quelli che dovevano essere inseriti.
Che tristezza vedere persone che dovrebbero essere di elevato spessore, ridursi ad operazioni di basso regime e da Prima Repubblica!
Si può obiettare: “Ma è tutto legittimo e corretto”.
Sì, forse è tutto formalmente legittimo, ma è immorale.
Non è corretto che colui il quale si era reso garante di un accordo, che avrebbe assicurato alla ANVGD unitarietà nella gestione e negli intenti, il giorno dopo divenga promotore di una iniziativa volta a creare una minoranza in seno alla stessa Associazione e, quindi, creare i presupposti per un dissenso interno.
Di questi argomenti nessuno ha avuto e/o la volontà di discutere ed approfondirne le ragioni.
Né alle dichiarazioni rese dall’Avv. Gian Paolo Sardos Albertini, né a quelle dei Comitati di Brescia e di Torino, ha fatto seguito alcuna iniziativa da parte dei nostri Vertici, per comprendere le ragioni di tanto malessere e per verificare se vi sono i presupposti per una ricomposizione o, comunque, per la presa d’atto che, all’interno della nostra Associazione, esiste una maggioranza che ha una determinata posizione e una minoranza che ne esprime un’altra.

CONSTATATO CHE
nel mese di marzo 2007 si è aperto il tavolo di lavoro presso la presidenza del Consiglio dei Ministri per discutere dei 9 punti elaborati dalla Federazione degli Esuli; durante questi 9 mesi non si è giunti ad alcun risultato sostanziale;

  • la situazione degli Esuli in Italia continua ad aggravarsi;

  • la Pubblica Amministrazione continua ad ignorare le leggi;

  • le nostre lettere alla Sede Nazionale restano prive di risposta;

  • i nostri Comitati non sono messi in condizione di lavorare serenamente per la difficile gestione dei finanziamenti dei progetti;

  • non c’è da parte della Sede Nazionale una presa di posizione decisa sulle problematiche poste dai Comitati.
I Presidenti delle Consulte del Piemonte, della Lombardia, del Veneto e della Sardegna, riprendendo lo spirito emerso a Milano il 10 marzo 2007 e fortemente contrariati da questa situazione di stallo in cui si trovano obbligati, hanno deciso, democraticamente e nell’esercizio del loro legittimo diritto di parola, pensiero e critica, di formare un gruppo di minoranza, che si confronti con l’attuale dirigenza dell’A.N.V.G.D., nella ferma convinzione che solamente la critica costruttiva può consentire il superamento delle difficoltà e degli ostacoli oggi esistenti.
Si chiede che al presente comunicato venga data risposta da parte del Presidente Nazionale , Lucio Toth, entro il 20 dicembre 2007 , con la conferma della disponibilità Sua e dei componenti dell’Esecutivo che vorranno presenziare per un incontro.
A questi si aggiungono i Presidenti dei Comitati Provinciali di Torino, Alessandria e Tortona, Novara, Milano, Como, Brescia e Sassari.
I Consiglieri Nazionali Gigi D’Agostini e Sergio Trevisan.
I Delegati, che hanno partecipato all’ultimo Consiglio Nazionale, Gianni Godeas e Gian Franco Serravallo

NOMINANO

quale addetto stampa per la diffusione del presente comunicato Angelo Aquilante