13/02/2008 00:02

 

Profonda amarezza e soprattutto grande paura. Queste le sensazioni dei quasi cento esuli che domenica scorsa, credendo di partecipare ad uno dei consueti pellegrinaggi in Istria nei luoghi degli eccidi commessi a danno dei propri concittadini, hanno invece vissuto una incredibile odissea, subendo gli abusi della polizia slovena da quando i pullman sono entrati nel territorio sloveno.
Nella conferenza stampa , il presidente dell'Unione degli Istriani Massimiliano Lacota, ha ripercorso il viaggio degli esuli a Roditti e Capodistria.
La vicenda inizia nel pomeriggio di domenica 10 febbraio , quando i pullman partiti da Trieste alle ore 14.15 raggiungono il valico italo-sloveno di Pesek: ad attenderli ben tre pattuglie della polizia slovena che, in violazione degli Accordi di Schengen – entrati in vigore lo scorso 20 dicembre –, bloccano il convoglio e costringono i mezzi a parcheggiare. Gli agenti in lingua slovena chiedono al presidente Lacota, che si è subito dichiarato responsabile del pellegrinaggio, dove siano diretti i pullman. Alla sua risposta (“andiamo a Roditti”) gli agenti hanno comunicato che “il pellegrinaggio non poteva altro che essere considerato dalle autorità slovene come una manifestazione non autorizzata”, invitando la comitiva a fare immediato ritorno a Trieste facendo retromarcia sul piazzale antistante. Alle rimostranze del presidente Lacota, che ribadiva di non poter accettare una simile interpretazione da parte degli agenti, è intervenuto un ispettore donna dal comando di Sesana, che in sostanza ribadiva l'opportunità di non proseguire il viaggio.
Alla domanda degli esuli: “Che cosa può succederci se proseguiamo il viaggio?” la polizia ha risposto che “con questo avviso noi abbiamo assolto al dovere di informarvi e, se proseguirete, vi assumerete ogni responsabilità per ciò che vi potrà capitare!
La comitiva ha proseguito il viaggio e gli agenti hanno scortato i pullman fino a Roditti, dove, appena parcheggiati in prossimità della chiesa, al Presidente Lacota è stato ritirato il documento d'identità in attesa di ordini da parte dei loro superiori. Intanto i partecipanti, nonostante il clima di intimidazione, hanno proseguito fino alla miniera dove hanno deposto una corona, non potendo proseguire fino alle foibe.
Dopo alcuni tentennamenti, gli agenti hanno multato il presidente Lacota, pretendendo il pagamento immediato di Euro 312,00 in contanti, a fronte però di nessuna accusa precisa.
I pullman sono quindi proseguiti verso Capodistria, dove è stata deposta una corona davanti la casa Derin, sede dell'OZNA dopo il 1945, in cui venivano torturate numerose persone.
Dopo la deposizione la storia si è ripetuta: al ritorno nei pullman, gli esuli hanno trovato ad aspettarli due cellulari con alcuni uomini delle forze dell'ordine che hanno invitato il presidente Lacota a salire su una camionetta. Al rifiuto di Lacota ed alle proteste degli astanti, gli agenti hanno desistito, facendo però pagare una importo di altre 312,00 Euro, anche in questo caso senza alcuna specifica accusa.
Alla fine, i pullman sono ritornati a Trieste, scortati a vista da veicoli della Polizia fino al confine.
E' veramente pazzesco ciò che ci è capitato” spiega il presidente Lacota “è stata una intimidazione in piena regola, simile a quelle degli anni '50, che ha colpito nel segno: la gente impaurita, difficilmente tornerà a Roditti per commemorare i nostri concittadini, ed è questo che volevano i poliziotti, che hanno agito evidentemente non di propria iniziativa”.
Ho interessato l'on. Rosato e le autorità locali” ha concluso Lacota ”affinché sia fatta luce su questa vicenda ed affinché si smetta con questi vergognosi sistemi polizieschi”.

Dal sito dell' UNIONE DEGLI ISTRIANI

www.unioneistriani.it