19/02/2008 18:02
 

 

All'att.ne di Lucia Annunziata

Con riferimento alla lettera del Signor Attilio Cocchi pubblicata dal quotidiano "La Stampa" , Rubrica "Posta , Risposta" in data 11 Febbraio 2008 , con il suo commento.




Le storie vere alle volte sono drammaticamente più reali della finzione , siamo d'accordo al riguardo con l'affermazione della Signora Annunziata , lo sappiamo bene e lo abbiamo sperimentato sulla nostra pelle noi , che siamo Esuli chi dall'Istria chi da Fiume e chi dalla Dalmazia , vittime prima delle Foibe ( ma anche di annegamenti , seppellimenti in cave poi fatte esplodere , di torture mortali e seppellimenti nei boschi , di affondamenti di navi volutamente lanciate sulle mine ) e poi delle fobie di questa repubblica , la nostra madrepatria , quella per la quale abbiamo rinunciato a tutto , e non in senso letterario.
Purtroppo qualcuno sbaglia. Purtroppo non sempre succede un errore per un correttore automatico di Word o di OpenOffice , alle volte il refuso è voluto , perchè la memoria è labile e la conoscenza della storia e della geografia in Italia sono scarse e oltremodo lacunose. Del resto se nei libri di testo delle scuole per oltre 50 anni si è ignorato un dramma prevalentemente italiano avvenuto su suolo italiano , le fobie su foibe e pulizia etnica qualcuno le aveva già quando è stata l'ora di sorvolare su Istriani Fiumani e Dalmati preferendo magari inserire nei testi scolastici e universitari le eroiche gesta delle Armate Jugoslave.
Del resto se per oltre 50 anni nessun giornalista si è occupato di Foibe e di Esodo portando all'onor del mondo il nostro dramma , se per oltre 50 anni nessuno dei nostri media ha voluto avvicinarsi a un Esule e fare un reportage e chiedersi perchè intere famiglie , dalla nonna alla nipotina in fasce hanno preferito rifugiarsi in un italia postbellica devastata , piuttosto che restare a casa loro nel “paradiso socialista” di Tito , allora questo paese ha più di una fobia.
Ma la responsabilità di queste fobie non va certo attribuita a un assessore alla cultura di un
piccolo paese di provincia.
La responsabilità è di chi questa persona l'ha informata tardivamente , sommariamente e male , da pochi anni , e solo ribadiamo e sottolineiamo , in occasione del 10 Febbraio di ogni anno. Magari in questi anni una corretta informazione sarebbe potuta da arrivare dagli storici , magari sarebbe potuta arrivare in aiuto anche dalle inchieste dei giornalisti , magari la stessa politica , quella che non ha paure delle fobie e che non strumentalizza gli assassinii ed i genocidi , avrebbe potuto dare il suo valido contributo.

Magari “, diciamo noi , citando un celebre refrain pubblicitario di questi ultimi tempi.
Noi , nonostante il silenzio dei giornali , delle radio e delle televisioni , nonostante l'ignoranza creata ad arte nel tessuto sociale , nelle istituzioni , nelle scuole medie , nei licei e nelle scuole superiori , nelle università italiane , abbiamo resistito. E resisteremo ancora all'ignoranza , alle bugie e falsità dei negazionisti e di chi li supporta ed incoraggia.
Abbiamo constatato che i “professionisti” dell'informazione che hanno qualche minuto di spazio per riempire il telegiornale del 10 Febbraio , ahinoi si documentano troppo spesso alla veloce e molte volte all'ultimo minuto , scopiazzando piuttosto che preparare a tempo debito e con le dovute ricerche , un servizio documentato e puntuale. Forse perchè domani sarà il 12 di Febbraio , e degli Esuli Giuliano Dalmati non si dovrà più parlare per altri 364 giorni , forse perchè i “professionisti” e gli “specialisti” dell'informazione sono merce rara o non tutti hanno la libertà di farci esprimere dopo “appena” 60 anni di emarginazione e silenzio sul quotidiano per il quale scrivono. Molti non hanno , o non vogliono , nemmeno dedicarci 20 righe , altri non hanno nemmeno mezz'ora.

Il Comitato A.N.V.G.D. - Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia - di Torino