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Roma, 17 ottobre 2008

Girato in tempo reale da un grande regista, Mario Bonnard, e da tre sceneggiatori come Federico Fellini, Aldo De Benedetti e Anton Giulio Majano, con interpreti di prim’ordine come la sensibile Barbara Costanova e Luigi Tosi - nella parte di un operaio istriano - «La città dolente» narra una storia vera sull’esodo da Pola: un’intera città che si svuota perchè i suoi abitanti, che ci abitano da mille e mille anni, vogliono restare italiani.

Metà del film sono scene reali dei giorni dell’esodo. Più neorealimo di così! Protagonisti i profughi stessi, con i fagotti, le masserizie, le casse dei morti, la nave che li porta in Italia quando la loro città, che vi apparteneva, ne è stata staccata dal trattato di pace del 1947.

Fu girato in quell’anno il film e descrive tutto il trauma collettivo, personale e familiare, sociale e politico delle genti istriane, con i primi gulag e le fughe per mare.

Ma era un neo-realismo che dava fastidio. Arrivò nella sale, in sordina, solo nel 1949. Forse perché il PCI era uscito dal governo e una scena parla bene degli americani. L’Italia doveva entrare nella NATO.

Guai a dire la verità nei momenti sbagliati! Neanche artisti di quel valore riuscirono a sfondare la censura.

Ieri è stato proiettato, restaurato, in una sala di Roma. Era stato presentato un mese fa al Festival di Venezia in una retrospettiva. Perché lo hanno voluto figli di profughi istriani, che non hanno dimenticato.

Lucio Toth , Presidente nazionale ANVGD