Il Villaggio Santa Caterina nacque dalla chiusura del Centro Raccolta Profughi delle Casermette di Via Veglia a Torino. Il villaggio sorse all’estrema periferia nord di Torino, circondato da strade bianche, da campi coltivati, da prati e qualche sporadica cascina a far da contorno. Le prime famiglie iniziarono ad abitare nell’agosto 1955 il villaggio, nonostante le case non avessero l’impianto di riscaldamento. Soltanto nel 1958, dopo tre duri inverni di freddo, riscaldati solo da stufe, gli alloggi verranno dotati di riscaldamento.
L’unico punto d’ incontro esistente era costituito dall’oratorio.
La parrocchia era guidata da Don Macario, già parroco alle Casermette. Nel villaggio non c’era nessuna Associazione dei profughi a tutelare gli interessi degli esuli, non si avevano notizie sulle leggi vigenti ne sul mondo degli esuli.
Le case, 540 alloggi “minimi” sia di metratura che di vivibilità furono costruiti con i fondi della Legge 157/52 e negli anni a seguire altre case popolari sorsero intorno al villaggio, case nelle quali altri esuli troveranno collocazione.
I giovani del villaggio crescendo cominciarono a crearsi nuove famiglie, tra i più anziani cominciarono i decessi e cominciarono anche a sentirsi i disagi dovuti alla mancanza di urbanizzazione della zona periferica , delle strade bianche che alle prime piogge si trasformavano in acquitrini o in fanghiglia e alcune famiglie cominciarono a trasferirsi in zone della città migliori.
Lo I.A.C.P. di Torino approfittò della situazione e nel totale disprezzo delle leggi che tutelano i diritti dei profughi invece di assegnare gli alloggi liberi ad altri profughi in attesa , in abuso di legge cominciò ad assegnare le case ai cosiddetti “casi sociali” (tossicodipendenti, prostitute, domicili coatti, sbandati di ogni tipo).
Nel 1961, nonostante la Legge 231 che dava la possibilità di acquistare gli immobili, nessuno nel Villaggio S. Caterina ne venne a conoscenza.
Dal 1977, con la Legge 513 lo I.A.C.P. cominciò a sostenere che le case erano di sua proprietà , e pertanto riscattabili con la medesima, avendo perso gli Esuli, a suo dire, i diritti che li tutelavano.
Da qui cominciò l’atteggiamento ostile contro i profughi ed i loro diritti. Addirittura alcuni esuli vennero mandati via dal villaggio perché i loro redditi superavano il tetto stabilito dall’E.R.P. (Edilizia Residenziale Pubblica).
A seguito di queste persecuzioni amministrative da parte dello I.A.C.P., in chiara violazione di legge si ricostituì nel 1992 il Comitato Provinciale A.N.V.G.D. al quale aderiscono anche i rimpatriati dalle Colonie.
Il Comitato costituitosi si pose come obiettivo due punti chiari: 1) bloccare le assegnazioni ai non aventi diritto e favorire le assegnazioni agli aventi titolo (i profughi); 2) favorire la vendita degli immobili ai titolari.
Consapevole che solo una Legge specifica avrebbe sciolto la questione, il Comitato contribuisce alla nascita della Legge 560/93 comma 24.
Dal 1993 con il passare dei mesi il problema abitativo dei profughi si estende su tutto il territorio nazionale, ed è subito storia di oggi.