08/02/2010 15:02



All' Attenzione del Presidente Nazionale A.N.V.G.D.

All' Attenzione dei Comitati Provinciali A.N.V.G.D.

All' Attenzione delle Delegazioni A.N.V.G.D.

All' Attenzione del Prof. Guido Rumici

OGGETTO : CATALOGO DELLA MOSTRA FOTOGRAFICA SUL GIORNO DEL RICORDO


Con vero piacere abbiamo ricevuto i cataloghi 2010 che la Presidenza Nazionale ha voluto promuovere per fornire un valido supporto ai Comitati Provinciali creando un prodotto che potesse “venire incontro alle esigenze di tutte le varie comunità di esuli disseminate sul territorio nazionale”. Abbiamo pensato di aver ricevuto finalmente un prodotto efficace, unico per tutti i Comitati, al fine di organizzare degnamente il giorno del ricordo. Tutti i componenti del Comitato di Torino hanno letto l’opuscolo e, nella riunione preparatoria del Giorno del Ricordo , sono emerse alcune comuni considerazioni che riteniamo opportuno segnalare, in un’ottica collaborativa, relative a piccole imprecisioni ed a meno piccole omissioni.

Tra i temi trattati dal Prof. Rumici che dovevano riguardare i “principali periodi storici ed i fondamentali nodi storiografici riguardanti il confine orientale d’Italia” manca, forse “per non appesantire troppo la lettura”, la pagina relativa alla dittatura comunista. Poteva anche essere interessante completare il titolo “La fine della guerra e le violenze del maggio –giugno 1945” con un ulteriore sottotitolo: “ L’ OCCUPAZIONE COMUNISTA” che avrebbe accompagnato, con maggior precisione storica e con più chiarezza espositiva, il precedente “L’OCCUPAZIONE NAZISTA”.

Veniamo però nel dettaglio . Niente da dire fino alla prima guerra mondiale, ma quella è storia e non storiografia.

Nella descrizione de “la Venezia Giulia alla fine della prima guerra mondiale”, visto che quasi l’intero articolo è dedicato a Fiume, si poteva, nel rispetto di D’Annunzio e dei fiumani, sottolineare il fatto che il merito di aver sottratto Fiume alle mire slave e di aver proclamato l’annessione all’Italia contro il volere del governo italiano, era da attribuirsi principalmente a D’Annunzio ed ai suoi legionari. Senza D’Annunzio Fiume non sarebbe diventata italiana. Questo, e non “i buoni rapporti tra il governo italiano e jugoslavo,” permisero alla maggioranza italiana della città di unirsi alla madre Patria.

Sotto il titolo “L’armistizio italiano 8 settembre 1943” troviamo una sintesi errata: Si scrive che la notizia dell’armistizio “venne accolta senza particolari reazioni di entusiasmo. La presenza tedesca da un lato e l’esistenza di un movimento di resistenza capeggiato dall’elemento slavo induceva a fare i conti con una realtà che si presentava del tutto incerta” .Tutti sanno, però, che i tedeschi occuparono l’Istria dalla seconda metà del settembre ‘43 in poi, quindi dopo l’armistizio. Il 15 ottobre 1943 il Gauleiter Reiner assume i poteri di Alto Commissario della zona d’operazione “Litorale Adriatico”. Nella stessa pagina, sotto il titolo “le violenze dell’autunno ‘43” non si parla di foibe, ma solo di “pestaggi e violenze […] in un clima di violenza contadina con i suoi improvvisi selvaggi furori, in un misto di rivalse sociali, nazionali, politiche , economiche e personali […]. In tale ottica vennero presi di mira, arrestati, deportati e uccisi non solo appartenenti alle forze dell’ordine […], ma […] in pratica tutte le figure più rappresentative di quella che era l’amministrazione statale italiana”. Forse le parole più giuste da usare erano che i partigiani comunisti di Tito con la collaborazione dei partigiani comunisti italiani, che fecero da delatori, assassinarono oltre 500 persone in 30 giorni usando principalmente le FOIBE come mezzo pratico di assassinio. Eppure il Prof. Rumici sa bene che le popolazioni istriane accolsero con un senso di liberazione l’arrivo dei tedeschi. Perlomeno finiva la carneficina della nostra gente e in molti casi vennero giustamente giustiziati gli infoibatori. Per tutti ricordiamo il caso notissimo di Norma Cossetto, infoibata nella notte del 4 ottobre 1943. Dei suoi 17 torturatori 7 vennero arrestati dai tedeschi e dopo la riesumazione del 13 ottobre vennero chiusi nella cappella mortuaria a vegliare la salma in decomposizione. Tre assassini impazzirono, gli altri furono fucilati e vengono considerati appartenenti alla schiera delle vittime della “violenta rappresaglia nazifascista”.

Nella “Vicenda delle foibe” si attribuiscono gli assassinii a “elementi del Movimento di liberazione Jugoslavo”. Il nostro commento è quello già espresso in precedenza. Ci sembra importante dire che, per evitare confusione e distrazione nel lettore, questo tema di fondamentale importanza doveva essere trattato sotto questo unico titolo, su pannelli separati, e non con articoli criptati ”le violenze dell’autunno 43”(nel pannello “L’armistizio italiano), “Zara una città distrutta”( nel pannello “L’occupazione nazista”),”Le deportazioni del 1945” (con immagini delle foibe). Per noi Esuli le foibe sono il simbolo della morte nella nostra tragedia. E’ interessante notare il fatto che i nazisti ed i fascisti “uccidevano” mentre i partigiani, evitando il termine comunisti, “arrestavano” e “deportavano”. E' forse vietato parlare di pulizia etnica ?

Sotto il titolo “L’occupazione nazista nella Venezia Giulia e in Dalmazia “, nel riferimento a Zara, si dice che “Quando i tedeschi si ritirarono dalla Dalmazia ed evacuarono Zara (31 ottobre 1944), la città venne occupata dai partigiani Jugoslavi che subito operarono i primi arresti, deportando diversi cittadini verso ignota destinazione”. Eppure Rumici sa che diverse centinaia di zaratini furono assassinati in mare. Ben diverso che scrivere solamente arrestati o deportati. Quanto all’aviazione americana che bombardò Zara, è doveroso togliere il “probabilmente” riferito alle sollecitazioni dei comandi partigiani jugoslavi a bombardare pesantemente la città.

Come già anticipato nella premessa, sotto il titolo “La fine della guerra” sarebbe stato più giusto aggiungere anche ” l’occupazione comunista”, con il giusto completamento “e le violenze del maggio –giugno 1945”. Ma entriamo nel merito. I reparti jugoslavi non “giunsero a Trieste”, ma “occuparono Trieste”; tuttavia, per dirla in linea con l’autore, viste le foto di gente festante, “liberarono Trieste” ! . La parola foibe non viene mai citata perché il Prof. Rumici preferisce scrivere “per le deportazioni e le uccisioni del maggio giugno 1945 le stime più accreditate si orientano su alcune migliaia di vittime (esistono liste ed elenchi con circa 6.000 vittime nominativamente accertate […]).”Eppure Rumici sa benissimo che nella foiba di Basovizza i cadaveri si calcolarono in metri cubi. Vengono citate solo le “[…] 500 persone infoibate nel 1943 (e circa 750 se si conta anche la Dalmazia)”. Qualche foto delle manifestazioni filo-italiane a Trieste si poteva anche mettere per evidenziare che Trieste non voleva diventare slava , non capiamo pertanto la linea editoriale.

Veniamo al titolo “le deportazioni del 1945”. La lettura degli articolo , fa capire l’intenzione di Rumici di trattare le violenze comuniste - infoibamenti, annegamenti, lapidazioni, strangolamenti, fucilazioni – senza parlare di comunismo. Sembra quasi che la la nostra storia recente non si debba riassumere in fascismo-nazismo-comunismo –foibe-esodo, ma fascismo- nazismo-foibe-esodo.

Nell’articolo “L’esodo dei Giuliani- Dalmati” si dice che “Su un totale di circa 500.000 persone […] la maggioranza ′scelse′ di abbandonare le proprie case per trasferirsi oltre confine e comunque per vivere in Italia […]”. Con questa descrizione emigranti, piuttosto che esuli per una “scelta obbligata”. Non abbiamo “scelto” , fummo “costretti” a scegliere. La popolazione “esodata” è stata di 350.000 persone (e ci pare il titolo del libro di padre Rocchi). Per Rumici, invece, no, in quanto nel successivo articolo “I campi profughi” si parla di 300.000 persone. Basta mettersi d’accordo, se no è giusto dire che “diamo i numeri”. Quanto al censimento dell’Opera per l’assistenza ai profughi giuliani e dalmati forse vi è un errore. Il 46% non erano “operai”, ma contadini e pescatori.

Nell’articolo “Il memorandum di Londra. Trieste torna all’Italia” si poteva almeno accennare al fatto che con il primo trattato italo/ jugoslavo - accordo di Belgrado del 23 maggio 1949 – L’Italia accettava la conversione dei beni in una indennità forfettaria, in spregio al trattato di pace. I beni degli esuli, che una commissione mista, senza sopraluoghi, sottostimò, furono oggetto del successivo -accordo di Roma del 23 dicembre 1950 – che regolò le obbligazioni reciproche tra i due paesi ormai amici. Da una parte, quindi, con spirito cristiano l’Italia aiutava gli esuli, che diventavano profughi, dall’altra, con cinismo, nel 1954, con il memorandum di Londra, barattava i loro beni per Trieste italiana. Ben diverso che “lunghe trattative diplomatiche”: la Jugoslavia razziava e l’Italia teneva il sacco e con i nostri beni pagava i debiti di guerra. Nel testo si rileva che “ […] nella zona B molte persone rimasero ad abitare ancora per diversi anni […]. Una parte della popolazione sopportò perciò per anni le angherie , le pressioni e le vessazioni titoiste che raggiunsero il loro apice in concomitanza con le elezioni amministrative del 16 aprile 1950 e con le violenze scatenate da regime nell’ottobre 1953…..”. Quanto scritto dal Prof. Rumici, mal si concilia con le fotografie sotto il titolo “le comunità e le scuole italiane esistenti in Istria Fiume e Dalmazia dopo l’esodo”dove si vedono i “Giovani della Brigata Italiana del Lavoro volontario” Unità e fratellanza” estate 1949 “ che sfilano, forse per manifestare la loro italianità e la pausa del lavoro degli stessi giovani stanchi ma felici. Lo sprovveduto lettore entra così in confusione perché mentre in alcuni testi emerge, anche se edulcorato, il dramma dell’esodo, negli stessi anni altri italiani gioiscono per la nuova patria e il nuovo regime. A noi sembra una incongruenza.

Sotto il Titolo “il trattato di Osimo” pensiamo che la frase “il tradimento dell’Italia” avrebbe condensato la verità storica. Sulla nostra pelle “vi furono lunghe trattative riservate tra il Governo Italiano e quello Jugoslavo” con le quali si preparava la rinuncia ad un pezzo del territorio italiano. Il Parlamento italiano ratificava. Questo è alto tradimento.

E veniamo ai “beni abbandonati” Si dice che “ gli esuli giuliano dalmati subirono diverse ingiustizie….”, si poteva completare dicendo “subirono -da tutti i governi italiani che si sono succeduti nel dopo guerra e continuano a subire continue ingiustizie”, anche dai “governi amici”. L’elenco di alcuni dei nove punti delle nostre vane rivendicazioni, se fossero stati portati a conoscenza del Prof . Rumici, avrebbero permesso maggior precisione nell’evidenziare i problemi irrisolti da oltre sessanta anni che sarebbe doveroso far conoscere al grande pubblico. Perlomeno la restituzione dei beni, ove possibile, era giusto evidenziarla.

Per ultimo è doveroso dire che manca una pagina fondamentale per inquadrare senza ambiguità il problema dei “rimasti”.Manca la pagina della DITTATURA COMUNISTA durata oltre 40 anni. Anche il lettore poco attento avrebbe facilmente rilevato le interessanti analogie con il periodo fascista: “snazionalizzazione delle minoranze presenti sul territorio italiano”, “clima di profonda intolleranza inasprito dalle misure totalitarie della dittatura”, “Le scuole di lingua slovena e croata vennero italianizzate”, ” la stampa periodica slovena e croata vennero poste fuori legge e le minoranze slovene e croata cessarono di esistere”. Sotto la dittatura comunista il lettore avrebbe ritrovato gli stessi soprusi: vennero snazionalizzate le minoranze presenti sul territorio jugoslavo; vennero chiuse dai comunisti le scuole italiane; la stampa italiana venne messa fuori legge; si respirava un clima di profonda intolleranza inasprito dalle misure totalitarie della dittatura; la minoranza italiana cessò di esistere. A peggiorare il raffronto con il regime fascista il lettore avrebbe anche rilevato la criminalizzazione della libertà religiosa e l’abolizione della proprietà privata.

Il titolo “ Le comunità e le scuole italiane esistenti in Istria, Fiume e Dalmazia dopo l’esodo” avrebbe dovuto essere il sottotitolo di ”Lentamente verso la democrazia: Slovenia e Croazia”. Solo così si sarebbe evidenziata la continuità storica . Anche solo un accenno al “controesodo” (i 2.000 comunisti emigrati da Monfalcone a Pola e Fiume nel dopoguerra per “l’edificazione del nuovo socialismo”) avrebbe completato il quadro degli avvenimenti. I disperati anni della dittatura comunista vissuti dai “Rimasti” avrebbero reso evidente al lettore il perché del nostro esodo. Crediamo, comunque, che tra esuli e ”rimasti” quelli che hanno avuto una vita meno grama , nonostante campi profughi e ingiustizie, siamo ancora noi esuli; loro però sono “rimasti “ nelle loro case, noi, invece, siamo ”rimasti” senza case grazie a Tito e con l’elemosina dell’Italia per la quale siamo solo i“profughi”.

Signor Presidente Nazionale, visti i tanti e interessanti libri scritti sulle nostre vicende dal Prof. Rumici, considerata quindi la sua indubbia competenza in materia, ci pare troppo frettolosa la sintesi della dispensa- catalogo preparata per noi esuli per leggere la nostra storia e per i fratelli italiani per imparare a conoscerla. E’ ora di finirla con la politica di stare in ginocchio e stendere la mano in dignitoso silenzio e/o avviare iniziative che devono soddisfare soprattutto chi le finanzia. La pace da ricercare a tutti i costi è un valore che non può fare a meno di verità e giustizia.

Pertanto all’unanimità il Comitato di Torino ha deciso di continuare a divulgare la dispensa che in sede locale ha preparato lo scorso anno .

   IL COMITATO A.N.V.G.D. DI TORINO