27/02/2010 15:02

 

( in foto il Presidente del Comitato A.N.V.G.D. di Torino Cav. Fulvio Aquilante )

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Non è una semplice cerimonia e nemmeno un piccolo convegno con la partecipazione di politici “amici” quello che ruota a Torino e provincia in occasione delle celebrazionidel 10 Febbraio , ma una serie di manifestazioni di ampio respiro che coinvolgono e fanno convergere centinaia di esuli e non esuli in ogni sede dove portiamo le tematiche riguardanti il nostro Esodo.

Non dimenticare e non cancellare le nostre radici ma tenerle ben salde vuol dire occuparsi si del lato culturale e divulgativo , ma farlo senza l'assistenza alla nostra base , ai nostri giovani ed ai nostri anziani non sarebbe coerente con la nostra azione.

Il susseguirsi di interventi in istituti scolastici e nelle sedi istituzionali é indice di attenzione da parte del mondo della scuola e del mondo politico , in un crescendo che va sostenuto e ci permette di contrastare i negazionisti che con ogni mezzo cercano di mistificare , giustificare e minimizzare il 10 Febbraio all'insegna della “contestualizzazione” .

Salutiamo e ringraziamo i comitati e gli esuli che ci hanno scritto , telefonato e contattato in tanti modi per complimentarsi dell'incisività della nostra locandina e del discorso che pubblicheremo qui a seguito , discorso scritto da un esule con la E maiuscola che abbiamo deciso di utilizzare in ogni sede ufficiale di queste celebrazioni. Grazie di cuore , Piero.


Il 10 Febbraio 1947 , a Parigi , l'Italia firmava un trattato di pace oltremodo amaro per noi Esuli della Venezia Gulia e Dalmazia. Con quella piccola traccia di inchiostro vergata su un foglio di carta protocollare si decideva il destino di un popolo. Buona parte del territorio , conquistato ventinove anni prima con il sacrificio di 660 mila morti , passava alla Jugoslavia . Così l'Italia pagava il debito di guerra per la sconfitta di tutti gli italiani nella Seconda Guerra Mondiale e abbandonava al suo destino un popolo che l'aveva fortemente voluta , amata e rispettata.

Nel 1947 ben 350 mila italiani strapparono le radici che li legavano alla loro terra e affrontarono un esodo di proporzioni bibliche . Non fu un atto di coraggio a decidere la loro sorte , ma la disperazione. Il regime di terrore messo in atto da Tito per costringere l'etnia italiana ad abbandonare quelle terre e balcanizzarle ebbe la meglio sulla volontà di rimanere. Sulle navi , cariche di Esuli che lasciavano mestamente le natie sponde non c'era spazio per la speranza , la croce che si portavano appresso era un bagaglio di tristi presagi per un avvenire incerto in grembo all'Italia creduta madre per lingua e tradizioni ma che accolse i suoi figli con il cuore duro di una matrigna.

Le leggi internazionali difendono i diritti degli uomini , stabilendo che nessun popolo può privare un altro popolo della terra dove é nato , dei suoi beni acqusiti con il sacrificio di generazioni , né sottoporlo a vessazioni , persecuzioni , maltrattamenti , malvagità , umiliazioni e patimenti fisici e morali , fino a costringerlo alla fuga. Tutto questo é avvenuto tra il 1943 ed il 1945 in una terra da sempre latina e oggi diventata balcanica.

Il “Giorno del Ricordo” delle foibe e dell'esodo , non deve essere inteso come una rievocazione nostalgica ; tantomeno un percorso a ritroso per rievocare episodi drammatici in un popolo disperso ; un' etnia che , privata della terra , non potrà mai più ricostituirsi e riaffermare la propria identità. Commemorare significa divulgare avvenimenti che la stragrande maggioranza degli italiani ignora ; significa affermare il diritto di fare memoria presso le istituzioni ; attraverso la stampa e le televisioni , nella scuole e nella vita pubblica , significa riportare la storia nell'alveo della verità attraverso un esame critico dei fatti in tutta la loro complessità. La conoscenza della verità deve diventare baluardo e monito contro il ripetersi delle atrocità del passato , ma in questo caso dev'essere anche un atto di giustizia per gli esuli Istriani Fiumani e Dalmati , vissuti nell'oblio e nell'indifferenza per oltre 50 anni .

Con il “Giorno del Ricordo” il Parlamento Italiano ha storicizzato l'evento tacitando la propria coscienza e ponendo fine alle amnesie dei governi che si sono succeduti nel dopoguerra.

A causa di un subdolo gioco di strumentalizzazioni politiche , gli esuli sono stati abbandonati alla mercé di quanti non hanno mai perdonato loro di aver voltato le spalle al paradiso comunista di Tito . Il “silenzio di stato” é passato come un rullo compressore sui diritti e sul dolore di un popolo disperato che fuggendo dalla proporia terra ha perduto tutto .

La maggior parte dei libri di testo scolastici continua ad ignorare i masssacri titini compiuti su una popolazione inerme. Le vittime innocenti , precipitate nell'abisso ormai a guerra finita , hanno il solo torto di essersi fatte ammazzare dai comunisti titoisti ; se a sopprimerle fossero stati i nazifascisti , quei martiri sarebbero oggi nell'olimpo degli eroi.

                          

                               Il Presidente del Comitato A.N.V.G.D. di Torino

                                                      Fulvio Aquilante