12/04/2013 12:04

Rilevo che molti mesi or sono da parte della Presidenza Nazionale era giunta una bozza di modifica sia dello Statuto sia del Regolamento e che da parte dei Comitati erano state effettuate varie considerazioni. Ho potuto, poi, verificare che il testo dello Statuto è diverso rispetto a quello che era stato inviato e, soprattutto, che prima della celebrazione del Congresso nessuna copia del nuovo testo è stata inviata ai Comitati, in modo da consentire loro di partecipare alla importante riunione preparati e, quindi ,con la possibilità di fare obiezioni,presentare emendamenti o quantaltro. E’ questo, ritengo, un grave “vulnus” alla democrazia interna di un’Associazione anche perché, dal programma che ho potuto visionare, in sola mezza giornata si è dovuto approvare il nuovo Statuto e dibattere circa il rinnovo della nuova classe dirigente e, quindi, anche con l’approvazione delle nuove linee e dei nuovi obbiettivi che l’Associazione si sarebbe posta per il prossimo triennio. Raffrontando, quindi, l’ultimo testo dello Statuto vigente con quello approvato dal Congresso Nazionale di Gorizia indico, qui di seguito, quelle che, a mio avviso, sono le modifiche più importanti e, anche gli errori che dovranno essere regolarizzati.

1) Nell’art. 1 prima era scritto che alcuni” uffici” o “organi”, oltre a Roma, potevano essere dislocati solo nel Friuli Venezia Giulia mentre oggi è venuto meno questo limite territoriale. Personalmente ritengo che, per gli uffici, sia un fatto positivo che tende a valorizzare la presenza sull’intero territorio Nazionale di aggregazioni di esuli particolarmente numerose e coese rispetto a quanto accade a Trieste o nel Friuli Venezia Giulia. Comunque osservo che gli organi, oltre al Congresso Nazionale sono il Consiglio Nazionale, l’Esecutivo Nazionale, il Presidente Nazionale mentre quelli periferici sono le Consulte Regionali , i Comitati Esecutivi Provinciali e i Delegati Provinciali e non mi pare che, nel passato, mai taluno di questi organi sia stato decentrato. Nella pratica sia il Consiglio Nazionale sia l’Esecutivo Nazionale si sono riuniti in località spesso tra loro diverse ma non ho mai visto un provvedimento in cui si affermasse che la sede del Consiglio Nazionale e dell’Esecutivo Nazionale è in Roma. Laddove ciò fosse, è evidente che le riunioni del Consiglio Nazionale e dell’Esecutivo Nazionale avrebbero potuto tenee città  sarebbero state quindi Sedi statutariamente non previste. Quindi, di fatto, la norma può avere un suo significato esclusivamente per gli uffici che attualmente sono quelli ubicati in Roma in Via Leopoldo Serra, ove vi è la Sede Nazionale e dove opera un dipendente , il Rag. Fabio Rocchi e la Patrizia Hansen quale addetta stampa. Non conosco altri uffici a meno che non si pensi che il Segretario Nazionale e/o il Delegato all’Amministrazione, anziché Organi (all’art. 5 non sono citati) possono essere considerati Uffici e quindi essere dislocati in parti diverse del territorio Nazionale.

2) Vi è una contradditorietà tra l’art. 4, ultimo comma (che peraltro era presente anche nel vecchio Statuto) secondo cui è previsto l’accesso dei singoli soci al “diritto di voto nell’Assemblea per la ratifica del rendiconto, per l’approvazione e le modificazioni dello Statuto e del Regolamento e per la nomina degli Organi Direttivi dell’Associazione” ed altre norme che, invece, prevedono poi l’accesso esclusivamente ai delegati dei singoli Comitati.

Mi pare che, in occasione di questo Congresso, si sia dato prevalenza alla possibilità di partecipare e di prendere parola solo ai delegati nominati dai Comitati e non si sia consentito l’accesso ai singoli soci i quali avrebbero avuto diritto di voto. Ove si fossero presentati al Congresso 70/80 soci provenienti dalle diverse parti d’Italia, questi ultimi avrebbero avuto il pieno diritto, invocando per l’appunto l’art. 4 ultimo comma dello Statuto, di prendere parte ai lavori dell’assemblea e, soprattutto, di votare non solo le modifiche dello Statuto ma anche la nomina del nuovo Consiglio

Nazionale dell’Associazione. Norma che evidentemente non condivido in quanto mi pare più corretto che i delegati siano gli unici titolati ad esprimere il voto per l’elezione dei nuovi Organi Associativi, ancorchè sembrerebbe democratico consentire la partecipazione al Congresso, senza diritto di voto, a tutti i soci dell’Associazione. Resta comunque il fatto che vi è questa evidente contraddizione che denota, a mio avviso, una scarsa attenzione nella lettura e formulazione degli articoli.

3) Gli Esecutivi Provinciali vengono rinominati Comitati Esecutivi Provinciali. Nulla di tradiscendentale tranne che ciò può creare confusione con la parola Comitati Provinciali.

4) Le deleghe su specifici argomenti possono essere concesse dal Consiglio Nazionale solo a consiglieri con diritto di voto e quindi vengono esclusi immediatamente tutti i Consiglieri Onorari.

5) Il Consiglio Nazionale può “nominare un Segretario Nazionale”. Della lettura di tale norma (art. 7 comma 4 lettera c) ) emerge una palese e stridente contrasto con l’art. 9 ultimo comma laddove invece si afferma che “il Presidente Nazionale è l’unico soggetto che può nominare tra i soci dell’Amministrazione, ove lo ritenga opportuno, un Segretario Nazionale e……..” . Il vecchio Statuto era molto più chiaro in quanto il Segretario Nazionale (art. 8) veniva nominato dall’Esecutivo Nazionale su proposta del Presidente Nazionale.

Ci troviamo adesso in una situazione paradossale in base alla quale la competenza anominare il Segretario Nazionale spetta sia all’Esecutivo Nazionale sia, in via esclusiva, al Presidente Nazionale.

Anche questa è una carenza che poteva essere eliminata con una semplice riletturadi quello che si era andato a scrivere.

6) In caso di dimissioni di un Consigliere Nazionale, non viene più ripescato il primo dei non eletti ma un socio per cooptazione.

Anche questo, ad avviso di chi scrive, è un principio che va contro la volontà espressa dai Comitati estesi sull’intero territorio Nazionale in quanto un candidato che eventualmente non fosse divenuto Consigliere per un solo voto ma ad esempio abbia conseguito circa il 50% dei voci congressuali e quindi il 50% dei voti dei Comitati Italiani, verrà escluso a vantaggio di un qualsiasi socio che non ha avuto alcuna legittimazione da parte dell’Assemblea congressuale.

Era quindi preferibile la formula precedente con la quale si ricorreva alla cooptazione, solo dopo aver esaurito i nominativi ai canditati al Consiglio non risultati eletti.

7) I Presidenti delle Consulte Regionali, che sono rimaste, nonostante nella prima bozza trasmessa ne fosse prevista la soppressione, non fanno più parte del Consiglio Nazionale, neppure con voto consultivo.

8) Si può usare la videoconferenza e teleconferenza per le riunioni del Consiglio Nazionale e questo è sicuramente un elemento da valutare positivamente, anche se vedo un po’ difficoltosa la teleconferenza e videoconferenza di 31 consiglieri, mentre invece appare più agevole quella dell’Esecutivo, ancorchè questo sia diventato oggi abbastanza numeroso.

9) Il Consiglio Nazionale elegge fino a 6 membri dell’Esecutivo, a cui si aggiungono il Presidente e sei Vice-Presidenti. Con le attuali nomine l’Esecutivo Nazionale risulta così composto da 13 persone. Sinceramente è una delle poche Associazioni in cui sono previsti ben sei Vice Presidenti. Normalmente un Vice Presidente, che sia anche Vicario e al massimo un altro, sono più che sufficienti.

Se la nomina a Vice Presidente voleva avvalorare la facoltà e la possibilità per il Presidente o per l’Esecutivo di assegnare o delegare ad essi incarichi e mansioni

specifiche , questo poteva tranquillamente avvenire attraverso la nomina di un consigliere delegato.

10) Dell’Esecutivo Nazionale fanno parte, senza diritto di voto, il Presidenti dei Revisori dei Conti, il Segretario Nazionale e il Delegato all’Amministrazione.

11) Spetta solo al Presidente e non all’Esecutivo Nazionale, attribuire deleghe ai componenti dell’Esecutivo ed ai Vice Presidenti, i quali possono avvalersi di gruppi di lavoro composti sia da Consiglieri Nazionali sia da semplici soci, gruppi di lavoro che però vengono nominati dall’Esecutivo Nazionale.

12) Per quanto riguarda il procedimento disciplinare, sono state apportate notevoli modifiche, che imporranno un rapido adeguamento del Regolamento di attuazione dello Statuto.

Infatti in precedenza lo Statuto prevedeva un primo grado in materia disciplinare promosso innanzi alle Commissioni disciplinari provinciali (nei termini previsti dal regolamento) e avverso le decisioni di queste ultime poteva essere interposto appello innanzi al Collegio Nazionale dei Probiviri.

Adesso Organo di primo grado sui ricorsi promossi dai Comitati Provinciali per il tramite dei loro Comitati Esecutivi e su quello promosso dai soci che ne abbiano un concreto diretto interesse (salvo il diritto d’appello al Collegio Nazionale dei Probiviri e ciò anche in materia disciplinare) è stesso Esecutivo Nazionale. In effetti la precedente norma era estremamente confusa in quanto, nonostante l’art. 11 affermasse che il Collegio dei Probiviri giudicava i ricorsi presentati dagli interessati o dall’Esecutivo avverso le decisioni delle Commissioni Disciplinari e sembrava quindi un Organo di secondo grado, l’articolo 8 comma II° lettera E, affermava che l’Esecutivo Nazionale esaminava e decideva sui ricorsi dei Comitati Provinciali e dei soci salvo il diritto di appello al Consiglio Nazionale e al Collegio dei Probiviri.

Vi era quindi quasi una sorta di distinzione tra un procedimento disciplinare, che era di competenza della Commissione Provinciale nei cui confronti era consentito solo appello innanzi al Collegio Nazionale dei Probiviri ed altri ricorsi, evidentemente non di natura disciplinare, che potevano essere promossi sia dai Comitati che dai soci e che venivano esaminati già all’epoca in prima istanza dall’Esecutivo Nazionale salvo poi diritto d’appello al Consiglio Nazionale o al Collegio Nazionale dei Probiviri.

Non era poi chiaro in quali casi si andava al Consiglio Nazionale e in quale altro al Collegio Nazionale dei Probiviri.

Adesso sicuramente è stata fatta chiarezza in quanto all’art. 8 comma 4° lettera c) si è affermato che l’Esecutivo Nazionale esamina e decide in prima istanza i ricorsi promossi dai Comitati Provinciali per il tramite ai loro Comitati Esecutivi o quelli promossi dai soci che ne abbiano un concreto diretto interesse, salvo il diritto d’appello al Collegio Nazionale dei Probiviri e ciò anche in materia disciplinare.

13) Nel precedente Statuto il Consiglio Nazionale aveva il compito di approvare annualmente il rendiconto economico e finanziario e il bilancio preventivo dell’Associazione.

Nel nuovo Statuto non si indica più la parola “approva”, che ha un significato tecnico ben preciso, ma ci si limita ad affermare che il Consiglio Nazionale “redige” il bilancio consuntivo ai sensi di legge o quantomeno un rendiconto economico finanziario ma non è detto chi poi debba approvare il bilancio redatto dal Consiglio. Anche in tal caso lo Statuto necessita di un chiarimento. Forse era opportuno lasciare che fosse il Delegato all’Amministrazione a redigere il bilancio e al Consiglio il compito di approvarlo.

14) L’Esecutivo Nazionale “nomina e rimuove il personale della Segreteria Nazionale

nonché quella Amministrativa dell’Organo di stampa dell’Associazione”.

In più passaggi viene distinta la Segreteria Nazionale dall’Organo di Stampa quasi fossero due entità staccate e non un unico organismo all’interno del quale opera personale amministrativo e personale che cura la stampa.

Quindi l’Organo di stampa dell’Amministrazione non fa più parte della Segreteria Nazionale ma diventa quasi un Organo autonomo.

15) A differenza del passato l’Esecutivo Nazionale adesso ha la potestà di revocare, ove lo ritenga opportuno (e quindi con l’obbligo di una precisa motivazione), qualsiasi provvedimento dei Comitati Esecutivi Provinciali. Traslascio evidentemente qualsiasi giudizio in merito alla lesione dell’autonomia locale e del rispetto delle decisioni prese dai Comitati. Sarebbe stato necessario non limitarsi ad affermare che tale potere di revoca avviene laddove si ritenga “opportuno”, in quanto l’opportunità è un criterio estremamente discrezionale e suscettibile di interpretazioni diverse.

Sarebbe stato invece più importante affermare che la potestà di revoca avviene solo in presenza di atti che per la loro gravità possono ledere l’Associazione sia sotto il profilo dell’immagine sia sotto l’aspetto patrimoniale.

Adesso invece basta invocare un semplice giudizio di inopportunità di un atto per intervenire d’imperio e revocare d’ufficio un atto di un Comitato.

16)Ovviamente come il Consiglio Nazionale anche l’Esecutivo Nazionale può riunirsi in videoconferenze e teleconferenze e questo, ripetesi, è un fatto positivo.

17) Afferma la norma che il Presidente Nazionale è l’unico soggetto che può designare eventuali rappresentanti e/o procuratori o mandatari dell’Associazione.

18) Le Consulte Regionali, al fine di poter esistere, devono essere composte da almeno tre Comitati Provinciali. Decadono quindi automaticamente quella della Liguria e quella del Lazio mentre altre Consulte Regionali sono valide alla sola condizione che tutti i Comitati siano favorevoli a mantenerle. Questo significa che un solo Comitato contrario può far decadere l’operatività dell’intera Consulta Regionale. Il Presidente della Consulta ha anche il “compito di promuovere le attività associativen nelle provincie ove non sia presente alcun Comitato” . E’ evidente che, al fine di poter svolgere questo tipo di attività nelle Provincie in cui non si è presenti, anche attraverso la presenza di progetti finanziati dalla Legge 72, era necessario attribuire alle Consulte una loro autonomia finanziaria ed operativa.

19) Per partecipare all’Assemblea Provinciale, il socio deve essere in regola con il tesseramento sia dell’anno in corso sia dell’anno precedente. Evidentemente questa è una norma per evitare che, in vista della nomina di nuovo Comitato Esecutivo Provinciale, vi siano iscrizioni di massa al fine di falsare il risultato. (come è accaduto di recente). E’ quindi positivo fare riferimento all’obbligo di essere stati iscritti anche nell’anno precedente.

20) L’Assemblea Provinciale deve tenersi “possibilmente una volta all’anno”. Il che significa che è possibile fare anche una sola Assemblea ogni tre anni e cioè in occasione del rinnovo delle cariche. Viene stabilito che non vi è limite nel numero dei mandati per tutte le cariche sociali. E’ questo forse un grave limite, nel momento in cui, anche a livello politico generale, si tende a limitare a due il numero dei mandati dopo il quale una determinata persona cessa dallo svolgimento dell’incarico. Anche nel caso della A.N.V.G.D. sarebbe stato opportuno, proprio al fine di favorire il rinnovamento, indicare in due o al massimo a tre gli incarichi che uno può ricoprire in maniera ripetitiva.

21) E’ consentito, e questa è una novità, anche l’uso del voto per corrispondenza.

22) L’Art. 17 I° comma lettera n) afferma che il Regolamento Nazionale per l’applicazione dello Statuto formulerà le Norme per l’Attuazione delle procedure di ricorso avanti il Consiglio Nazionale di cui all’art. 7 e al Collegio Nazionale dei Probiviri di cui all’art. 11.

Ma il ricorso innanzi al Consiglio Nazionale di cui all’art. 7 non c’è più dato che vi era solo nel precedente Statuto e quindi anche questa è un  errore in cui è in corso chi ha redatto lo Statuto e chi, senza averlo esaminato approfonditamente, lo ha approvato. In buona sostanza il nuovo Statuto si presenta per alcuni versi contraddittorio e per altri migliorativo del precedente ma comunque ciò che si osserva è che sullo Statuto è mancata una preventiva presa di atto e visione da parte dei Comitati partecipanti al Congresso Nazionale e, quindi, la possibilità di apportare quelle correzioni che sicuramente avrebbero evitato gli errori che sono stati rilevati e, soprattutto, avrebbero consentito ai Comitati di partecipare alla stesura del documento con loro proposte e/o emendamenti.

Adesso,purtroppo,per sistemare e rimediare agli errori sarà necessario convocare un Congresso straordinario.

Cari saluti.

Avv. Gian Paolo Sardos Albertini