25/04/2013 21:04

 

 

Caro Fulvio

Ho letto con attenzione le tue considerazioni in merito al nuovo Statuto ed è per questo che ti rispondo solo ora.

Non posso nascondere che alcune tue osservazioni mi abbiano lasciato perplesso, proprio perché, non avendo tu vissuto la vita associativa nazionale negli ultimi anni, poni delle critiche su questioni che, probabilmente conosci relativamente.

Durante gli ultimi 5 anni sono state formulate differenti copie sinottiche (ad una versione - la prima - ci ho lavorato io direttamente nel 2008) di bozze di Statuto, nel tentativo di coniugare le voci discordanti. Voci che si sviluppavano sostanzialmente all’interno del Consiglio Nazionale, luogo deputato allo scopo.

Giusto per fornirti un dato, assolutamente centrale, lo scorso 12 aprile erano stati spediti ai vari Comitati e ai vari Consiglieri tutta una serie di proposte. Ebbene, l’unica risposta ottenuta è stata da parte di Torino, dagli altri non è mai stato fornito alcun suggerimento. Successivamente, si è proceduto ad un nuovo consulto, rimasto nuovamente senza esito. Difficile parlare di mancanza di democrazia.

Questa considerazione di premessa, per sgomberare il campo, poiché appaiono tanto incomprensibili quanto non condivisibili le critiche mosse sull’asserito ‘vulnus’ alla democrazia interna dell’Associazione. Le bozze delle modifiche - proposte allo Statuto allora vigente - sono state inviate dalla Presidenza Nazionale ben prima dello svolgimento del Congresso Nazionale, dando così modo a tutti i Comitati di redigere le osservazioni ed i suggerimenti ritenuti opportuni; ciò proprio all’evidente scopo di garantire i più ampi spazi di democraticità associativa. Di qui, non si può accusare la Sede Nazionale se i Comitati locali non hanno reputato di rispondere o se, come anche emerso dalla discussione a Gorizia, la gran parte delle modifiche è stata totalmente approvata dai partecipanti del Congresso Nazionale.

E proprio in virtù di un confronto dialettico durante i vari Consigli Nazionali (precedenti al Congresso) e dell’accoglimento di alcune delle osservazioni giunte dai diversi comitati, il testo giunto alla discussione e, conseguentemente, all’approvazione da parte del Congresso Nazionale, ha subito numerose modifiche giungendo quindi a presentare alcune differenze rispetto alla precedente versione inviata dalla Presidenza Nazionale.

Il testo che si è portato a votazione – avvenuta previa lettura articolo per articolo – nasceva dalle riflessioni sviluppate nel Consiglio Nazionale precedente di pochi mesi.

Dal breve ‘excursus’ della vicenda che ha condotto all’approvazione del nuovo Statuto sembra evidente come non sia intellettualmente onesto (pretestuoso ai fini della polemica, direi) tacciare di non aver rispettato adeguatamente le necessarie garanzie di democraticità. Le modifiche dello stesso, difatti, sono state discusse sia preventivamente alla convocazione del Congresso Nazionale sia in sede congressuale.

Posta la tua assenza, mi sembra anche pretestuoso il tuo invito alla scarsa discussione durante il Congresso. Nessuno si è lamentato in ordine ai tempi di discussione in sede congressuale e posso rappresentarti come questa si sia protratta per tutto il tempo ritenuto - da tutti i presenti - necessario ai fini dell’opportuno approfondimento di tutti gli aspetti dello Statuto. Ovviamente, quanto mai incomprensibile appare una tale critica - di scarsa accuratezza del dibattito congressuale - soprattutto se mossa da te, che hai scientemente deciso di non partecipare al momento di confronto associativo specificamente indetto.

Svolta tale necessaria premessa, è quindi opportuno passare in rassegna le criticità evidenziate nella tua ultima comunicazione:

1) In merito all’art. 1 dello Statuto, mi pare gratuitamente polemica la doglianza da te mossa. Come evidente dalla mera lettura dello Statuto, appare del tutto chiaro come il Congresso abbia ritenuto opportuno modificare il precedente assetto giudicato, evidentemente, troppo ‘ingessato’. Di qui la scelta per una maggiore flessibilità dell’Associazione data dalla possibilità che ‘taluni organi ed uffici’ (organi che, peraltro, non sono solo quello da te indicati e sul punto ti rimando ad una più attenta lettura dell’art. 5 del nuovo Statuto) possano “essere decentrati, per motivi funzionali e su decisione del Consiglio Nazionale”. Evidentemente tale opzione, fatta propria dal Congresso Nazionale, rappresenta una chiara scelta di opportunità - a carattere eminentemente politico/istituzionale - non sindacabile né da te né da me, in quanto di esclusiva competenza del Congresso (unico organo associativo deputato a giudicare nel merito di siffatte decisioni di indirizzo politico). Mettere in discussione tali scelte - operate democraticamente dall’Assemblea, per eccellenza, dell'Associazione - dimostra, all’evidenza, uno scarso rispetto per le regole fondamentali dell’agire democratico che da sempre hanno fondato e fondano l’azione della nostra benemerita Associazione.



2) Parimenti incomprensibile si mostra la doglianza sulla formulazione dell’art. 4 ultimo comma, rimasto - come da te medesimo evidenziato - invariato rispetto alla formulazione precedente. E, infatti, pur potendo, in astratto, concordare con le tue valutazioni in ordine all’opportunità che fosse apportato un mutamento nel senso di affidare ai soli delegati le scelte per il rinnovo degli Organi Associativi. Non possiamo prendere atto - io come te e come qualsiasi altro socio - che la volontà di gran parte dei soci si sia espressa nel senso di consentire una più ampia partecipazione democratica alla vita dell’Associazione. Scelta questa che - al pari di quella compiuta al punto primo - non può che essere rispettata da me e da tutti coloro che credono nella necessità che la vita associativa sia improntata all’agire democratico.

3) Quanto alla nuova denominazione in termini di “comitati esecutivi provinciali”, pare evidente come questa rappresenti solo una differente scelta terminologica che non può creare alcuna preoccupazione degna di nota.

4) Sul conferimento di deleghe ai soli consiglieri con diritto di voto posso provare ad interpretare la volontà dell’Assemblea deliberante quale mossa dallo scopo di responsabilizzare maggiormente questi ultimi. Mi pare di poter asserire, in altri termini, che il Congresso abbia preferito - deliberando sul punto - limitare la possibilità del conferimento di deleghe ai soli consiglieri dotati del diritto di voto al fine di “responsabilizzare” la loro azione e che dell'espressione di questo potessero essere chiamati a rispondere. 

5) In ordine alla questione della scarsa chiarezza data dal combinato disposto delle due di cui al tuo punto 5, ti informo che il problema si era già posto in sede di ulteriore rilettura dello Statuto. La necessaria puntualizzazione verrà apportata in occasione della redazione del Regolamento Nazionale per l’applicazione dello Statuto. È logico, infatti, che sia questo testo, come quello di applicazione del Congresso Nazionale, possono essere modificati e adattati solamente dopo che il Congresso avesse votato il testo definitivo, non certamente prima. Ti comunico che ho già incaricato l’amica avvocato Diadora Pitamitz di occuparsi della questione e che la stessa verrà messa ai voti degli Organi centrali appena avremo pronta una bozza valida.

6) In riferimento alla questione della sostituzione dei Consiglieri dimissionari attraverso lo strumento della cooptazione, valgono le considerazioni di cui sopra. Si tratta all’evidenza di una mera valutazione di opportunità svolta dal Congresso Nazionale che, democraticamente, ha ritenuto opportuno modificare il vecchio assetto.

7) Sul ruolo delle Consulte Regionali deve segnalarsi un acceso dibattito in seno all’Associazione tra coloro che difendevano il vecchio assetto statutario e coloro che, invece, ritenevano opportuno - pur mantenendo la funzione di raccordo del livello locale, maggiormente prossimo ai singoli associati - snellire la struttura associativa nel suo complesso. Di qui la scelta di fare proprio un tuo consiglio, come dal testo del 2 maggio scorso. Infatti, non si è provveduto all’abolizione secca, ma si è cercata una scelta di mediazione: le Consulte sono mantenute nella loro funzione di raccordo tra le diverse realtà locali, dove così scelgono i Comitati presenti in quell’area geografica, mentre non verranno costituite dove manca la volontà dei Comitati, evitando di sovrapporsi e di entrare in tensione con i Comitati stessi. Scelta autonomista e, credo, assai razionale.

8) La considerazione sulle paventate possibili difficoltà pratiche di una videoconferenza o teleconferenza per le riunioni del Consigli Nazionale appare, a mio modo di vedere, sterile in quanto inadeguata ed anacronistica rispetto alle attuali potenzialità offerte dai nuovi mezzi informatici (del resto sai bene che è il mio lavoro e, forse, qualcosa ci capisco). Se è vero che all’inizio può apparire una modalità articolata e poco pratica, altrettanto vero è che dobbiamo vedere al futuro e uno Statuto non può non aprirsi alle nuove tecnologie. Il tempo darà ragione a questa scelta e potremmo consultarci (aumentando la democraticità che tu auspichi) con maggior facilità e minori costi. Tra l’altro, ormai molte le strutture societarie ed associative che ho avuto modo di conoscere qui a Roma, sparse territorialmente, seguono questa strada.

9) In merito a questo punto due sono le considerazioni da esprimere. Anzitutto Ti segnalo come il testo dello Statuto non prevede la necessaria nomina di 6 Vice-Presidenti; ma “sino a sei Vice-Presidenti” (lasciando al Presidente – volta per volta, in base alle sue esigenze, la scelta concreta). In secondo luogo si deve evidenziare come sia una critica assolutamente sterile, in quanto tale indicazione è stata così deliberata all’unanimità e non contestata. Valuta che lo Statuto deve essere registrato in sede notarile, con forti spese di tempo e di costi. Una dicitura ampia come quella utilizzata non chiude la porta a nessuna opzione singola. In questo momento, poi, ringrazio kil cielo che siano 6, almeno ho la possibilità di compiere il mio ruolo sfruttando al massimo la gestione dell’istituto della delega.

10) Parimenti, in merito a questo punto si deve evidenziare - ancora una volta - il carattere di assoluta sterilità ed inadeguatezza della critica nei termini di cui immediatamente sopra.

11) Idem come sopra.

12) Quanto al punto che ha ridisegnato il procedimento disciplinare, non posso che compiacermi del tuo apprezzamento espresso sulla semplificazione ed efficienza ‘conquistate’ con l’avvento della nuova norma statutaria.

13) In ordine alla questione dell’approvazione del bilancio, ti invito a leggere con maggiore attenzione lo Statuto, posto che il medesimo al suo art. 7 lett. h) espressamente indica, fra le competenze del Consiglio Nazionale, quella dell’approvazione del rendiconto economico e finanziario nonché del bilancio preventivo dell’Associazione.

14) Sulla questione dei rapporti fra Segreteria Nazionale ed Organo di Stampa confermo come questi - anche nel nuovo assetto statutario - permangono quale unica struttura organizzativa dell’Associazione. La formulazione dello Statuto apre solo alla possibilità (che verrà meglio chiarita in sede di Regolamento Nazionale per l’applicazione dello Statuto) che le funzioni - ancorché affidate al medesimo ufficio - siano poi materialmente delegate a diversi membri del personale dell’Associazione.

15) Nella costruzione del nuovo Statuto il potere di revoca per motivi di opportunità si incentra, e si legittima, in ragione della ampia motivazione che deve reggere ogni provvedimento di secondo grado ad esito eliminatorio. Evidentemente, tale garanzia (in accordo con gli orientamenti oramai pacifici espressi, fra gli altri, da dottrina e giurisprudenza consolidate) non può che superare ogni perplessità da te avanzata.

16) Su questo punto non posso che compiacermi del tuo apprezzamento.

17, 18, 20 e 21) In merito a questi punti non si può che far rimando a quanto più volte sostenuto in merito al carattere legittimante della scelta politica compiuta dal Congresso Nazionale.

19) Grazie, come al punto 16).

22) Sono d’accordo con te in ordine alla sussistenza di un mero refuso; ti ringrazio della segnalazione, che possiamo fare nostra anche in virtù della facoltà espressamente conferita in sede di Congresso Nazionale ed esplicata nel relativo verbale di correggere eventuali refusi e antinomie del testo deliberato in sede congressuale.

A conclusione di queste sintetiche riflessioni sugli appunti da Te formulati mi pare che il giudizio da te espresso sul nuovo Statuto sia molto più positivo di quello che potessi temere. A parte solo un paio di rilievi marginali, sui quali posso concordare con te - e di cui ti ringrazio per la segnalazione - per il resto, sinceramente, mi sembra che anche tu giudichi più che buono il lavoro svolto al fine di ‘svecchiare’ il vecchio Statuto e dare nuova linfa vitale alla nostra Associazione. Del resto, ne è stata prova l’ottimo giudizio espresso dal Congresso Nazionale ove si è mostro il vivo apprezzamento, palpabile, da parte di tutti i partecipanti nei riguardi del profondo sforzo innovatore profuso.

Resto dunque a tua disposizione per ogni ulteriore chiarimento e, pensando un po’ al ‘dopo GdR’, resta in sospeso la questione della valorizzazione delle persone del Comitato di Torino. La comunità che mi hai fatto conoscere è vitale e ben organizzata, nella logica dell’organizzazione orientata ad allargare la nostra causa, a coinvolgere, ad integrare, a pensare al futuro, a sistemare la questione dei nostri diritti negati (9 punti compresi), ecc., ecc., mi piacerebbe avere un momento stabile di scambio di idee e di attività da svolgere insieme. Abbiamo ancora un mondo di cose ancora da fare. Pensa solo ai nostri Comitati più deboli, lontani, isolati. Alla nostra gente che se ne va e che non aspetta più solo una giustizia che non è mai arrivata, ma un affetto ed una vicinanza da parte nostra. Oppure, pensa a chi dentro di sé sa di essere diverso perché deriva dal nostro popolo ed ha sempre avuto paura a dirlo, oppure, peggio, non ha saputo come dire la sua diversità.

Dall’APS ai viaggi nella nostra Terra, c’è spazio per tutti, perché siamo un Popolo la cui colla non è né nell’ideologia, né nella simpatia/antipatia, né in altre cose effimere, ma nella Terra, che continueremo per sempre ad amare. È questa la nostra forza. E desidero con tutto il cuore che la nostra ritorni ad essere (ecco il veros senso del ‘ritorno’) una grande, libera e luminosa civiltà